
E se la prima signora Einstein fosse stata davvero un genio al pari del marito? Nel documentario della ABC dedicato a Mileva Maric, moglie del fisico di Ulm per sedici anni, l’icona di un Einstein mite e ironico rischia davvero di entrare in crisi. Da personaggio in prossimità della santificazione mediatica, Einstein pare ora essere diventato il bersaglio perfetto per i movimenti di riscossa delle donne scienziate: ingrato debitore dal punto di vista scientifico alla moglie e marito egoista. Ma le cose non furono sempre così. La storia d’amore tra Mileva e Albert sembrò esordire come l’affaire del secolo: “Sono così fortunato ad averti trovata, una creatura che è come me, forte e indipendente come lo sono io”, scriveva innamorato Albert. Di sicuro Mileva fu una donna altamente motivata, determinata a eccellere in un campo, quello della fisica, al tempo pressoché precluso al genere femminile. Sposi nel 1903, la passione iniziale di Albert e Mileva si incrinò col passare degli anni e nel 1909 la rottura era già definitiva. Per il divorzio, Mileva ottenne dal marito che la ricompensa monetaria di un eventuale premio Nobel sarebbe stata devoluta interamente a lei. Ed ecco il primo indizio per i difensori di Mileva: i soldi non furono che un riconoscimento ufficioso del contributo fondamentale di Mileva alla carriera del marito. Anche il figlio Hans Albert testimoniò come i genitori lavorassero sempre insieme allo stesso tavolo. John Stachel, professore di fisica a Boston, rifiuta completamente l’ipotesi che la teoria della relatività einsteiniana sarebbe in realtà una relatività maric-einsteiniana. Dal canto loro, i sostenitori di Mileva, prima fra tutti la ricercatrice Senta Troemel-Ploetz, non intendono arrestarsi nella riabilitazione della loro sfortunata eroina.