Chicago, Illinois, 1942. La guerra è in pieno svolgimento: un anno dopo l’attacco di Pearl Harbour gli americani stanno riacquistando l’iniziativa, mentre la VI armata russa è in disfacimento. Ma la guerra si combatte anche nei laboratori scientifici. Gli americani sanno che i tedeschi stanno lavorando alacremente e fin dal 1939 hanno chiamato, su suggerimento di Albert Eistein, il giovane Enrico Fermi a far parte del gruppo di ricercatori diretti dal generale Groves. In un sottoscala del campo sportivo dell’università, Enrico Fermi e 40 collaboratori mettono in funzione la prima pila atomica: è il 2 dicembre 1942, una data cruciale per la fisica e la storia del Novecento. Realizzato in occasione del ventennale, il documentario apre con una entusiasmante rievocazione della giornata del 2 dicembre, riferendo passo dopo passo le tappe dell’esperimento che segnò la prima reazione nucleare a catena. Quindi, attraverso le ricche testimonianze d’archivio e le interviste alla moglie, ai colleghi (tra cui Edoardo Amaldi), al professore di liceo e perfino al portinaio di casa, il racconto ripercorre la vita del celebre italiano e le circostanze che lo spinsero a lasciare definitivamente l’Italia, nel 1938. Giovane di talento, una laurea a Pisa, Fermi fu il primo ad occupare in Italia la cattedra di fisica teorica, creata per lui da Orso Mario Corbino, fautore della scuola romana dei ragazzi di Via Panisperna. Il viaggio a Stoccolma, dove è chiamato a ritirare il premio Nobel, vinto per le ricerche sui neutroni lenti e la radioattività artificiale, è anche l’addio all’Italia, dove l’atmosfera delle leggi razziali era ormai opprimente, a favore di un’America che gli rese ancora larghi successi e fama.