
«Bisogna saper essere muti, ascoltare, farsi rapire dal fascino del volo: è più facile proteggere l’ambiente, se lo si conosce»: parole di Jacques Perrin, regista del film Il popolo migratore. Protagonisti di quest’opera sono 27 specie differenti di uccelli migratori allevati in Normandia e poi seguiti in più di 50 Paesi nel loro volo da un capo all’altro del mondo per svernare e riprodursi.
La migrazione degli uccelli è un evento che la scienza continua a studiare e che ancora oggi non manca di stimolare domande. Come fanno a sapere dove andare? Come si orientano?
Il film offre uno spaccato suggestivo, in grado di affascinare anche i non addetti ai lavori.
E’ la storia di un’impresa che si credeva impossibile, alla scoperta di un popolo straordinario e dei suoi segreti custoditi tra le nuvole.
I migratori nel loro lungo viaggio, più di 4.000 chilometri percorre ad esempio la gru, ben 36.000 la sterna codalunga, affrontano pericoli di ogni sorta: predatori, situazioni meteorologiche estreme, difficoltà a trovare aree di sosta e di riposo.
A queste situazioni naturali, si sono aggiunti quelli di origine umana: la distruzione delle zone umide, la desertificazione e la siccità mietono moltissime vittime.