Antonio Meucci, pur seguendo i suoi progetti per la costruzione del “telegrafo parlante”, per guadagnarsi da vivere deve lasciare Firenze e imbarcarsi con la moglie per Cuba, dove lavora come macchinista teatrale. I suoi esperimenti, però, lo distraggono al punto da renderlo responsabile di un incendio in teatro. Si reca allora nell’America del Nord, dove conosce Giuseppe Garibaldi e assume la direzione di una fabbrica di candele e si dedica alle più disparate invenzioni (tra cui bibite frizzanti, salse…). Ma anche qui le cose non vanno meglio: una grave malattia della moglie lo costringe a vendere tutti i suoi strumenti, evento che rappresenta per l’inventore una perdita tremenda sia dal punto di vista lavorativo che psicologico. Una compagnia americana, che ha compreso l’utilità della sua invenzione, entra in possesso degli strumenti e se ne assicura il brevetto. Meucci chiama in giudizio la compagnia e, dopo un emozionante processo, riesce a dimostrare la paternità dell’invenzione del telefono. Il film è stato girato negli studi di Cinecittà.