Un artista rappresenta un filtro dalla realtà, un occhio attraverso cui un evento di per sé neutrale acquista sfumature peculiari e inaspettate. Un regista, in quanto artista è capace di interpretare un evento storico secondo i suoi intenti e la sua sensibilità artistica; specificatamente un regista di fiction deve essere in grado di tradurre in un linguaggio popolare il soggetto scenico prescelto. Grande merito va dato dunque a Barry Davis, il regista della serie di episodi prodotta dalla BBC dal titolo Oppenheimer. L’argomento non è dei più semplici da proporre al grande pubblico: Oppenheimer fu lo scienziato a capo del progetto Manhattan, che portò alla costruzione della prima bomba atomica. E parlare di un evento così tragico della storia dell’umanità, senza sminuirne la drammaticità non è compito facile.
L’episodio proposto è il secondo di una serie di sette. E’ l’autunno 1942, gli USA decidono di entrare in guerra a seguito dell’attacco di Pearl Harbour. Il generale Groves rappresenta le ansie dei vertici militari statunitensi: bisogna costruire un’arma potente e innovativa e soprattutto fabbricarla prima dei temibili avversari tedeschi. Gli Stati Uniti possiedono i migliori scienziati del momento, affermati ricercatori stranieri lavorano alacremente nei laboratori americani. Groves convoca il giovane e brillante Oppenheimer e la decisione è presto presa: bisogna riunire tutti i più geniali scienziati in unico laboratorio per accelerare le ricerche. E’ la nascita del progetto Manhattan; Oppenheimer festeggia il capodanno in famiglia, ancora ignaro dei fatali sviluppi della nuova avventura di cui sarà protagonista di primo piano.