Blaise Pascal fa parte di una trilogia dedicata agli uomini della scienza realizzata dal maestro Roberto Rossellini all’inizio degli anni ’70, durante un breve e intenso periodo di vivido interessamento alla scienza. Lo stile inconfondibile del maestro colloca senza dubbio il Pascal tra i gioielli che la televisione italiana ha saputo offrire al suo vasto pubblico, che mostrò il suo gradimento con un’audience di sedici milioni di spettatori, un successo strepitoso. Lontano dallo stile veloce e spesso superficiale dei nuovi format televisivi, la storia di Pascal è narrata gentilmente, il ritmo dei dialoghi ci pone in grado di gustare pienamente la personalità del grande pensatore: finalmente possiamo porci di fronte alla televisione per pensare e comprendere e non soltanto per esserne storditi. Perfino le ambientazioni semplici ma geniali ci avvolgono in un clima introspettivo di una Francia in bilico tra pregiudizi e innovazione. Proprio nella Francia seicentesca spicca la figura del giovane Pascal, destinata a rimanere nella storia e di cui sorprende soprattutto l’estrema versatilità. In un periodo storico come il nostro quando perfino la comunicazione tra diversi settori della scienza pare difficile, Pascal è contemporaneamente uomo di scienza e pensatore incomparabile. Dedito con passione a studi di matematica e fisica (giovanissimo, sarà in grado di disputare con il celebre Cartesio sull’infinito), la sua salute cagionevole causerà lo sviluppo di una interiorità sofferta, talvolta malinconica che lo avvicinerà alle posizioni gianseniste di Port Royal. Dal film emerge un ritratto affascinante di Blaise, prova concreta della non conflittualità tra libera scienza e fede sincera.