Primo decennio del XX secolo. Mentre Almroth Edward Wright, in Inghilterra, riesce a convincere un riluttante Stato Maggiore a vaccinare i soldati contro il tifo, in Germania Paul Ehrlich è alla ricerca del ‘proiettile magico’ in grado di sconfiggere malattie incurabili per l’epoca, tipicamente la sifilide. Wright ebbe tra i suoi allievi A. Fleming lo scopritore della penicillina.
Due programmi diversi per il comune obiettivo di sconfiggere le malattie infettive: quella di Wright tendente ad attivare le difese dell’organismo, l’altra di Ehrlich che cerca il ‘proiettile magico’ in grado di colpire al cuore la malattia e debellerala.
Ehrlich, un pioniere della moderna biochimica, partendo dall’ipotesi che i processi vitali potessero essere ricondotti a reazioni chimiche, era convinto dell’affinità tra alcuni tessuti viventi e particolari sostanze chimiche. In seguito alla scoperta del Treponema pallidum, il batterio responsabile della sifilide, sperimentò nuove medicine su scimmie e conigli ai quali il batterio veniva inoculato. In collaborazione con il ricercatore giapponese Sahakiro Hata, Ehrlich trovò il composto 914, a base di arsenico, che si dimostrò efficace contro la sifilide, sebbene responsabile di pesanti effetti collaterali. Esso fu commercializzato col nome di Neosalvaran.
Ehrlich notò, inoltre, che i batteri si adattano ai farmaci e sono in grado di neutralizzarli. Ehrlich fu coinvolto in un’aspra polemica perché accusato di somministrare il farmaco a prostitute contro la loro volontà. Subì un processo dal quale uscì assolto ma fisicamente e psicologicamente debilitato.
Nel 1909 gli era stato conferito il premio Nobel per la medicina e la fisiologia (assieme a I. I. Mecnikov).