VEDERE LA SCIENZA 2002

Parma   29/5/2002 - 5/6/2002

Parma - Teatro Due - Viale Basetti

Longitudine



  1. Regia: Peter Jones
  2. Consulenza scientifica: William J. H. Andrewes, Jonathan Betts, Andrew King
  3. Montaggio: Eve Gage, Les Filby
  4. Fotografia: Brian McDiarmant
  5. Musica: Dan Jones
  6. Suono: Fraser Barber, Tony Briskham
  7. Produttore: David Axelrod
  8. Produzione: Green Umbrella for WGBH and BBC
  9. Nazionalità: Gran Bretagna
  10. Durata: 48 min.
  11. Anno: 1999

Successo editoriale di Dava Sobel, Longitudine è la storia di John Harrison, umile falegname inglese che dedicò la vita alla costruzione degli orologi per vincere la sfida della corretta determinazione della longitudine. Dal libro è tratto il documentario che, con una suggestiva alternanza di racconto, interviste ed elementi di fiction, ci riporta pienamente al clima dell’Inghilterra settecentesca in cui la tragedia delle isole Scilly, dove morirono 2000 uomini della migliore marina britannica capitanati dall’ammiraglio Shovell, indusse il Parlamento a stanziare una ricompensa di 20.000 sterline (l’equivalente di 6 milioni di sterline di oggi) a chiunque avesse risolto il problema della navigazione, cioè avesse proposto un metodo preciso per determinare la longitudine in mare.
Nel panorama dei metodi astronomici suggeriti dagli astronomi e delle soluzioni più strane e curiose proposte da molti attratti dalla colossale ricompensa, Harrison rimase sempre fedele all’idea originaria, che consisteva nel mettere a punto un orologio dotato di meccanismi e materie prime che garantivano precisione estrema, in grado di sopportare le condizioni difficili della navigazione: variazioni di pressione atmosferica, diversa gravità a seconda della latitudine, enormi escursioni termiche e, ovviamente, urti e oscillazioni. Dopo 25 anni di duro lavoro, studio di materiali, meccanismi e tre prototipi (l’H1, l’H2 e l’H3) - ciascuno con maggiore o minore fortuna - Harrison comprese che la soluzione doveva venire da un piccolo orologio e costruì l’H4. Nonostante le opposizioni dell’élite degli astronomi (e in particolare di Nevil Maskelyne, che voleva imporre il suo metodo di un “orologio lunare”) ma con il sostegno di re Giorgio III, la precisione dell’H4 lo rese meritorio, ormai ultrasettantenne, del sospirato premio.

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