VEDERE LA SCIENZA 2002

Milano   9/4/2002 - 14/4/2002

Spazio Oberdan - viale Vittorio Veneto, 2

LA SCIENZA E L’OCCHIO DELLA MACCHINA DA PRESA

Di: Gianni Comencini Presidente Fondazione Cineteca Italiana

“L’uomo ha cominciato a comunicare le sue idee proprio con le immagini. Nel ventesimo secolo ha scoperto che le immagini in movimento consentono un più verosimile e più comprensibile sistema di comunicazione, rispetto alla parola stampata. Il film ha dato all’umanità il suo primo linguaggio universale”.
Una dichiarazione del celebre documentarista Robert Flaherty che risale ai primi anni ’50 e che oggi, nel nuovo secolo in cui le immagini hanno un ruolo preponderante nella comunicazione, e in cui le stesse vengono prodotte con tecniche sempre più sofisticate, è di grande attualità. I suoi film, dove la macchina da presa ubbidisce a scelte non casuali di angolatura, illuminazione, inquadratura per restituirci un’immagine realistica della natura sono tra le più valide dimostrazioni che l’immagine cinematografica ‘pura’, cioè senza il supporto del linguaggio parlato, può mettersi al servizio della documentazione scientifica dando vita nello stesso tempo a grandi opere d’arte. Esempi illuminanti sono Louisiana story (presentata eccezionalmente nell’edizione originale restaurata) e The Land, poemi epici sull’impatto della modernizzazione e del progresso sulla terra americana e la sua gente.
“Vedere la scienza” – il titolo dell’iniziativa cui per il terzo anno consecutivo la FCI è onorata di collaborare con film del proprio archivio – è uno slogan che coglie dunque nel segno, nel suo duplice riferimento: in prima battuta alla tematica e, a un livello più profondo e significativo, allo stretto rapporto esistente tra scienza e mondo dell’immagine. Risultato dell’evoluzione delle scoperte scientifiche alla soglia del XX° secolo, il cinema è scienza che riflette su se stessa, è insieme l’oggetto e il soggetto della visione. Ecco dunque che i rari cortometraggi entomologici dei primi del Novecento, preservati e restaurati dalla Cineteca per il loro valore di documento storico grazie al generoso contributo dell’Istituto di Fisica dell’Università di Milano, sono i primi esempi di una cinematografia che intendeva farsi portatrice di divulgazione scientifica; visto con gli occhi smaliziati di uno spettatore moderno, l’agitarsi di microrganismi e insetti osservati al microscopio può far pensare sia alle ricerche del cinema delle origini sulle immagini in movimento che al consapevole impiego del ritmo e del montaggio nei film astratti propri delle avanguardie, oltre un secolo più tardi.
L’attenzione dedicata anche dal cinema recente e più spettacolare alle biografie e alle scoperte di uomini di scienza non così noti al grande pubblico come i ‘classici’ Madame Curie o Il grande Edison è un segnale positivo, che incoraggia a ritenere che l’annoso divario tra cultura umanistica e cultura scientifica diventerà sempre minore in un mondo che non può fare a meno della tecnologia. E che conferma la vocazione del cinema, per la sua natura di linguaggio universale, a costituire una delle tante forme di comunicazione capace di gettare un ponte tra due mondi solo apparentemente lontani.

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