
Il documentario, realizzato nel 1926, è dedicato alle ricerche di Ivan Pavlov, premio Nobel per la medicina nel 1904, e alla sua teoria del riflesso nel comportamento animale e umano. Vsevolod Pudovkin, che avrebbe negli anni successivi realizzato alcuni tra i capolavori del cinema sovietico, si avvale qui della sua formazione giovanile di fisico e chimico per trattare un tema scientifico arduo con esemplare chiarezza espositiva e, per quanto riguarda la forma cinematografica, innova la teoria del montaggio quale era stata elaborata dal suo maestro Lev Kulesciov. "Il montaggio - scriveva Pudovkin - non è necessariamente invenzione, ma il cinema è inevitabilmente montaggio: anche nella messa in scena di elementi realistici al massimo grado, quali sono gli esperimenti scientifici, il montaggio è indispensabile per costruire l'ossatura del discorso". I metodi di lavorazione adottati da Pudovkin restano un insuperato esempio di precisione per tutti i successivi sviluppi della cinematografia scientifica (S. Masi). Lo stesso Pavlov ebbe parole di elogio per il film.