
Il film narra degli ultimi anni di vita di Giordano Bruno(1548-1600), ex frate domenicano. Agli amici e all’amante il filosofo espone le proprie idee nutrite di panteismo e il suo concetto di una duplice religione: una fatta per il popolo, l'altra che è liberazione e superamento, riservata ad uomini superiori. Un suo ospite però, Giovanni Mocenigo, è spaventato dal suo linguaggio e dai suoi costumi spregiudicati e lo denuncia all'Inquisizione. Bruno allora riveste l’abito domenicano e affronta gli interrogatori con fierezza e, nonostante l’opposizione del patriarca, è trasferito a Roma. Nella città egli ha modo di sostenere ancora le sue idee: la verità e la scienza contro la Chiesa, il rifiuto dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. Nonostante le umane prese di posizione di Clemente VIII e del cardinale Bellarmino, Bruno viene torturato e bruciato sul rogo. Il film di Montaldo, in cui spicca la grande interpretazione d Gian Maria Volonté, è uno dei pochissimi sulla figura del grande filosofo di Nola: egli si caratterizzò – e tuttora occupa un posto rilevante nella storia della filosofia – per una fiera polemica antiaristotelica e una scelta neoplatonica, che esclusero il culto del trascendente ed ebbero forti accentuazioni panteistiche, fino a sfiorare vere e proprie posizioni materialistiche (egli accettò dal neoplatonismo il concetto dell’inconoscibilità di Dio identificandone però nella Natura l’essenza oggettiva e la virtù). Come intellettuale e come uomo, testimoniò con lucido ed esemplare coraggio l’autonomia del pensiero davanti al potere e la coerenza di un progetto morale vissuto anche, e fino in fondo, come progetto esistenziale. In questo senso, e anche oltre i limiti della sua ricerca, Giordano Bruno è tra i maggiori "eroi del pensiero" dell’evo moderno..