
La via del petrolio è un film su commissione proposto a Bertolucci, nel periodo successivo a Prima della rivoluzione (1964), dall’Eni di Enrico Mattei in collaborazione con la Rai; partendo da un minuzioso lavoro di documentazione e ricerca, il regista approda a un’opera di introspezione e poesia, in cui è già possibile cogliere i germi di quello spirito epico che nutrirà, più tardi, il grande affresco di Novecento. Il viaggio dell’oro nero parte dall’estrazione in Persia, prosegue con il trasporto in petroliera per il canale di Suez e si completa nell’oleodotto che da Genova arriva in Baviera. A ciascuna delle tre tappe corrisponde una parte: Le origini racconta in modo spettacolare e quasi magico gli elementi, terra e fuoco. Il viaggio è ricca di rimandi alla storia del cinema e alla letteratura. Attraverso l’Europa ha al centro la figura di un giornalista che segue l'oleodotto sotterraneo passo a passo, anche a piedi, e assume toni più intimi e personali, in cui oggettività e soggettività sfumano di continuo l'una nell'altra. Col filtro del suo stile e della sua sensibilità, Bertolucci affronta questo importante lavoro (uno dei pochi documentari della sua carriera) come un’interrogazione continua tra l’autore e la materia che gli viene chiesto di raccontare. Da una sua dichiarazione: “Ripresi i trivellatori come pionieri di un western arcaico e i piloti degli elicotteri come eroi anarchici e individualisti, come i personaggi di Godard o degli ‘Avventurieri dell’aria’”.