Vedere la Scienza Festival

Festival Internazionale del Video, del Film e del Documentario Scientifico - XV edizione

Milano   2/5/2011 - 8/5/2011

Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2 - MILANO
Mediateca Santa Teresa, Via Moscova 28 - MILANO

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L’opera al nero



  1. Autore: da Marguerite Yourcenar
  2. Regia: André Delvaux
  3. Sceneggiatura: André Delvaux
  4. Montaggio: Albert Jurgenson, Nadine Muse, Jean-Pierre Resnard
  5. Fotografia: Charles Van Damme
  6. Scenografia: Françoise Hardy, Claude Pignot
  7. Musica: Frédéric Devreese
  8. Interpreti:
    Gian Maria Volonté, Sami Frey, Anna Karina, Jacques Lippe, Philippe Léotard
  9. Nazionalità: Francia
  10. Durata: 110 min.
  11. Anno: 1988

Nelle Fiandre occupate dalla potenza bigotta e coercitiva della Spagna rinascimentale, Zenon Ligre, medico e alchimista dedito alle scienze naturali, trascorre parte della giovinezza peregrinando da contea a contea, spinto da sete di conoscenza e desiderio ascetico. All’età di quarant’anni, però, torna alla natia Bruges per nutrire il suo fervore intellettualistico presso il convento dei Cordeliers, dove serve come medico e curatore. È l’inizio di una nuova stagione della sua vita: sposta l’attività speculativa dalle grandi tematiche al rapporto tra il corpo e il mondo; si abbandona al flusso naturale e compie in se stesso l’“opera nera”, ovvero la fase alchemica di fusione delle forme, di rinuncia al particolarismo e purificazione della materia. È così che il medico diventa egli stesso oggetto mistico; è così che la fase della “nigredo” gli consente di purgarsi dalle filosofie idolatre della sua epoca e acquisire nuova consapevolezza. Nonostante l’amico priore celi la sua identità, presto voci sulle pratiche alchemiche del nuovo Paracelso belga cominciano a serpeggiare insistentemente. Accusato di stregoneria e omicidio, viene arrestato e condannato a morte. All’indegna fine per mano di gretti carnefici, Zenon preferisce il suicidio. Un suicidio razionale e consapevole, che si tinge dei colori alchemici dell’“albedo” e della “rubedo” e che lo libera dal farisaico conformismo religioso, intellettuale, politico, sessuale e razzista. Un conformismo quanto mai moderno.

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