
Il collezionismo universitario è un vero e proprio genere museografico, con codici estetici propri e proprie modalità rappresentative e di fruizione, che devono rispettare le esigenze didattiche, conservative o di ricerca che lo hanno generato. Le collezioni, finalizzate a supportare il lavoro di studiosi e studenti, non sono quasi mai frutto di acquisizioni casuali. I reperti venivano spesso commissionati dai docenti a tecnici di elevate capacità artigianali e spiccate qualità sperimentali, sulla base delle esigenze didattiche che si presentavano. Visitando le collezioni di anatomia, per esempio, si comprende come la creazione di modelli per lo studio del corpo umano rispondeva a precisi criteri didattici, che non di rado facevano ricorso all’esperienza artistica per ottenere stilizzazioni efficaci a far risaltare parti significative isolandole dal contesto generale. Le collezioni dell’antico patrimonio scientifico senese raccolgono vere e proprie opere dell’ingegno applicato alla meccanica, all’ottica, alla vetreria, di cui i laboratori universitari si sono dotati nel corso della loro storia e che spesso sono stati salvati in extremis dalla dispersione, a testimoniare con quanta fatica ancora oggi si accetti che la scienza ha una storia “soggettiva”, che ha proceduto per salti, capacità di sperimentazione, fallimenti. I musei universitari sono anch’essi un esempio del modo di fare ricerca e didattica, tassello importante della complessa storia dell’Ateneo senese.