Vedere la Scienza Festival

Festival Internazionale del Video, del Film e del Documentario Scientifico

Milano   22/3/2010 - 28/3/2010

Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2 - 20121 Milano

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SALAMANDRA - CELLULE DI SPERANZA



  1. Autore: Luca Citron
  2. Regia: Luca Citron
  3. Consulenza scientifica: Elena Cattaneo e collaboratori del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali - UniStem Dipartimento di Scienze Farmacologiche, Università degli Studi di Milano
  4. Montaggio: Lorenza Gottardo, Morena Casari, Luca Citron
  5. Fotografia: Lorenza Gottardo, Morena Casari, Luca Citron
  6. Produzione: Scuole Civiche di Milano
  7. Nazionalità: Italia
  8. Durata: 27 min.
  9. Anno: 2010

L’uomo da sempre desidera carpire il segreto di creature come la salamandra: possedere la capacità di rigenerare i propri arti una volta perduti, i propri organi una volta danneggiati. Nutrire questo sogno è possibile grazie alla ricerca sulle cellule staminali, cellule ancora non differenziate, con l’enorme capacità di trasformarsi in diversi tipi di cellule.
Elena Cattaneo, ordinario di farmacologia all'Università degli Studi di Milano (e premio 2008 “Grande Ippocrate per il Ricercatore medico dell’anno”), dirige un Centro di ricerca sulle cellule staminali di fama mondiale e si è distinta per le ricerche sulle malattie neurodegenerative. Un impegno totalizzante e una vita intensa, ricca di incontri con personalità di spicco non solo del mondo scientifico.
Il documentario, ispirato ai “ritratti” del regista americano Errol Morris, ha come spina dorsale un’intervista alla scienziata incentrata, oltre che sulle staminali, sul lavoro del ricercatore e sulle sue implicazioni sociali. Ne emerge un ritratto profondamente umano: i rapporti con i collaboratori e i familiari, i continui interrogativi etici, le riflessioni di chi fa della scienza una ragione di vita. L’altro asse portante: mostrare la vita del laboratorio in modo autentico, senza condizionare il lavoro dei ricercatori, con uno sguardo all’opera del regista francese Nicolas Philibert e al suo modo di condurre i progetti “con” i soggetti e non “su” di essi, cioè senza imporre loro la macchina da presa, ma cercandone la collaborazione in un dialogo creativo.
 

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