
Helius, imprenditore visionario e illuminato, si convince a finanziare le teorie del professor Mannfeldt, screditate dalla comunità scientifica, e a varare una spedizione lunare a bordo di un razzo di sua progettazione. In base agli studi di Mannfeldt, il sottosuolo del satellite sarebbe ricchissimo d’oro e ciò attira la curiosità degli assistenti Friede (di cui Helius è segretamente innamorato) e Windegger (fidanzato ‘ufficiale’ della ragazza), oltre che le bramosie di alcuni avventurieri senza scrupoli tra cui Mr. Turner, un ambiguo uomo d’affari che riesce a inserirsi nel gruppo dietro la minaccia di sabotare l’operazione. Helius, Mannfeldt e gli altri sono costretti a prenderlo a bordo del razzo ma, giunti a destinazione, l’allunaggio e alcune sensazionali scoperte finiranno per sconvolgere i piani dei novelli astronauti.
Una donna nella Luna, che Lang girò nel 1929 riducendo per lo schermo un soggetto della moglie Thea von Harbou, coniuga un plot di collaudata efficacia (in cui melodramma e quête avventurosa si intrecciano) con una aggiornata, talvolta profetica attenzione al mondo della scienza. Merito forse di Hermann Oberth, illustre scienziato della Germania di Weimar, chiamato a fare da consulente per le sequenze aerospaziali del film. Per la prima volta, dopo tanta fantascienza-burlesque, ecco dunque fare la loro comparsa sullo schermo alcuni topos d’ora innanzi ineludibili per tutto il genere sci-fi, fra i quali il countdown, il decollo di un razzo a tre stadi e, meno scientifico ma altrettanto inevitabile, la paura indistinta delle solitudini celesti e di una sempre incombente odissea spaziale. Ricorda forse qualcosa?