
Si comincia con piccole dimenticanze, e dopo qualche tempo anche il viso dei familiari più stretti diventa sconosciuto: la malattia di Alzheimer colpisce la memoria e le funzioni cognitive, danneggiando profondamente la capacità dei pazienti di pensare e parlare. Usualmente porta con sé confusione, disorientamento spazio-temporale, bruschi cambiamenti di umore, avendo effetti dirompenti sulla vita del malato e della sua famiglia.
A cento anni dalla descrizione del primo caso, fatta nel 1907 dal medico tedesco Alois Alzheimer, nonostante gli ampi sforzi di ricerca in atto, la malattia rappresenta un enigma scientifico. Si conosce l’aspetto microscopico del cervello colpito da Alzheimer, che mostra caratteristiche lesioni, ma le cause di queste alterazioni non sono state ancora pienamente comprese.
L’Enigma Alzheimer fotografa alcune esperienze di ricerca in corso in Germania, Canada e Stati Uniti, finalizzate a capire meglio la natura della malattia e soprattutto a trovare una terapia efficace, portando la testimonianza di medici e pazienti.
Il racconto si sofferma sul caso particolare di una giovane donna, Martina Peters, che ha mostrato segni e sintomi della malattia prima dei quarant’anni. Martina con il suo stile di vita dinamico, fatto anche di attività come la lettura e il gioco degli scacchi, è l’emblema di quella che è considerata una parte fondamentale della terapia, nonché un prezioso strumento di prevenzione: l’allenamento costante del cervello.