
Nel luglio 2001 Michel Brunet, direttore della Missione Paleoantropologica Franco-Ciadese, annuncia il ritrovamento del più antico progenitore dell'uomo di cui si abbia notizia. L’antropologo – che ha alle spalle una carriera di quasi 30 anni – rinviene infatti nel cuore del deserto del Djourab, nel nord del Ciad, un cranio completo datato 7 milioni di anni: una scoperta che rivoluziona lo stato delle conoscenze attuali sulle origini dell’umanità.
Per rispondere ai numerosi interrogativi scaturiti con la scoperta, Brunet inizia una lunga e delicata indagine sul campo, consulta i più prestigiosi laboratori di paleontologia del pianeta e tenta di ricostruire il destino di quello che oramai sappiamo essere il più prezioso testimone della nostra origine. Nel luglio 2002, con la pubblicazione sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature, diventa ufficiale il suo nome scientifico: Sahelanthropus tchadensis, chiamato più semplicemente Toumaï, che nella lingua locale significa ‘speranza di vita’. Le indagini rivelano che Toumaï possiede caratteristiche che lo distinguono senza ambiguità dai ‘cugini’ scimpanzè: la separazione tra le due linee evolutive, quella che ha dato origine all’uomo e quella degli scimpanzè, si spinge così in un passato molto più remoto di quanto non fosse già noto.
Il documentario è un resoconto articolato della scoperta e delle indagini successive, presentate con stile e ritmo coinvolgenti, alla stregua di un’indagine forense. Grazie a ricostruzioni con immagini di sintesi, il film riesce a materializzare le congetture dello scienziato e tenta di ricostruire l’ambiente nel quale probabilmente Toumaï viveva: una fauna anfibia popolata di tartarughe giganti, coccodrilli e tigri con i denti a sciabola.