
Il documentario è un viaggio nel fantastico mondo di Maurits Cornelis Escher: ispirandosi a suggerimenti che provengono dallo stesso Escher l’autore ha applicato la tecnica cinematografica, e in particolare l’animazione, per far conoscere in profondità i lavori di Escher e per rendere evidente il movimento che nelle opere risulta implicito. Grazie a uno straordinario e paziente lavoro, che parte da fotografie delle opere originali, le animazioni avvicinano in modo "visivo" la matematica e l'arte: il cinema aggiunge così una dimensione all'opera grafica.
Il viaggio alla scoperta di questo mondo particolare è guidato da matematici che dell'artista olandese sono stati amici e collaboratori, capaci di commentarne molte opere dal punto di vista matematico.
Tra i grandi matematici conosciuti da Escher vi è anche Sir Roger Penrose che nel documentario racconta il suo incontro con le opere dell'oggi famoso grafico: “Quando andai a visitare la mostra (ad Amsterdam nel 1954) la trovai particolarmente affascinante. Rimasi molto colpito da quello che avevo visto e quando tornai in Inghilterra cominciai a pensare se sarei stato capace di fare anch'io qualcosa di geometricamente bizzarro, ma non proprio dello stesso genere delle cose che avevo visto alla mostra di Escher. Ho cominciato a fare dei disegni di figure in un certo senso impossibili. Li ho via via semplificati finché ho disegnato il triangolo impossibile (oggi noto come triangolo di Penrose)”. Come si vede, già da allora i matematici erano consapevoli del fatto che Escher non era un semplice illustratore di idee scientifiche e matematiche ma qualche cosa di più e di diverso.