VEDERE LA SCIENZA 2006

Milano   3/3/2006 - 9/3/2006

Spazio Oberdan - viale Vittorio Veneto 2 - Milano

VEDERE LA SCIENZA

Di: Pasquale Tucci Direttore del Centro Interuniversitario per la Diffusione della Cultura Scientifica e Tecnologica

Varie indagini sociologiche evidenziano che lo scienziato è, nell’immaginario collettivo, colui che è in grado di carpire i segreti alla Natura, di disvelarla: sia per meglio controllarne gli aspetti distruttivi per il bene dell’umanità, sia per piegarla a propri turpi fini. Si crea così il mito dello scienziato altruista che pensa solo al bene dell’umanità oppure dello scienziato matto o nevrotico che usa le conoscenza scientifiche per fini distruttivi. Nella storia del cinema, dalle sue origini, così come nel serial televisivo, le due figure si avvicendano con alterne fortune accanto ad altre meno diffuse tipologie di scienziato: da quello con la testa nelle nuvole, che si presta alla descrizione di esilaranti situazioni, allo scienziato catastrofista pretesto per descrizioni di terribili e coinvolgenti cataclismi. Fino allo scienziato esploratore, presente peraltro anche in alcuni documentari scientifici naturalistici. Nei documentari scientifici, invece, lo scienziato, quasi sempre donna, è una sorta di crocerossina che, senza fini di lucro o di potere, mette le sue conoscenze al servizio dell’umanità.
Nei dieci anni passati la manifestazione “Vedere la Scienza” ha consentito a studenti e spettatori di ogni genere, in tutta Italia, di scoprire o di riscoprire quello che film e documentari dicevano della scienza e delle sue applicazioni.
Se da una parte vediamo con soddisfazione a quello che siamo riusciti a realizzare d’altra parte non ci nascondiamo che per la diffusione della cultura scientifica molto ancora deve essere fatto. Lo storico, infatti, non può fare a meno di cogliere gli elementi di continuità tra miti millenari e le odierne rappresentazioni della scienza: Prometeo, il vaso di Pandora, Adamo scacciato dal paradiso terrestre perché osa conoscere e così via. Ma queste rappresentazioni, così radicate nell’immaginario collettivo da millenni e così presenti anche nelle rappresentazioni moderne della scienza, soffrono di un grave ritardo culturale rispetto alle pratiche scientifiche che si sono diffuse dal 1600 in avanti con la prima rivoluzione scientifica.
Le novità introdotte nella pratica scientifica sono rappresentate proprio dallo stretto intreccio tra momento ipotetico e trasformazione di un fenomeno naturale per riprodurlo in laboratorio o per isolarne un aspetto per conoscerlo. Non possiamo conoscere una cellula solo avendola vista al microscopio; l’infinita varietà della Natura non è nella nostra testa. Ma allora perché rappresentazioni “fossili” continuano a permanere? Perché sono consolatorie: l’opinione pubblica, il comunicatore scientifico, il regista sa che ancorarsi a qualcosa di ben radicato da millenni funziona. Ma il compito di chi vuol diffondere cultura scientifica è anche quello di sradicare vecchie rappresentazioni perché esse spesso sono di intralcio alle innovazioni scientifiche e tecnologiche. I miti vanno smontati e non solo rappresentati perché possano dire qualcosa a noi moderni. E molto ancora può essere fatto in questa direzione.

italiano