VEDERE LA SCIENZA 2006

Milano   3/3/2006 - 9/3/2006

Spazio Oberdan - viale Vittorio Veneto 2 - Milano

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Galileo



  1. Autore: Barbara Bray, Bertolt Brecht, Joseph Losey
  2. Regia: Joseph Losey
  3. Fotografia: Michael Reed
  4. Interpreti:
    Topol,
    Tom Conti,
    Michael Gough
  5. Produzione: Cinevision-The American Film Theatre
  6. Nazionalità: Gran Bretagna
  7. Durata: 143 min.
  8. Anno: 1974

Nel 1947 Joseph Losey portava in scena nei teatri americani Vita di Galilei di Bertolt Brecht; trent’anni dopo coronava il desiderio di realizzare un film basato sul medesimo dramma.
Ne risultarono quasi tre ore di un film intenso, in cui spicca l’interpretazione del Galilei di Topol, che ne fa un personaggio sanguigno, virile, ironico sia negli anni del pieno vigore fisico e intellettuale che in quelli della cecità e vecchiaia.
Gli anni ritratti sono quelli che vanno dalla costruzione del cannocchiale con cui inizia a osservare i cieli (1609) fino alla morte (1642), con un’attenzione speciale per i momenti culminanti del conflitto con il Sant’Uffizio: la denuncia del 1615 e l’abiura del 1633. Intorno a lui si muovono il cardinale Barberini, poi papa Urbano VIII, Bellarmino, la figlia Virginia e i suoi fedeli discepoli. Il personaggio Galileo, proprio come nel volere brechtiano, è ambiguo: vittima dell’oscurantismo clericale da un lato, modello dello scienziato connivente con il potere politico-militare dall’altro.
Il film rivela con evidenza che Losey intendeva “trovare un equivalente cinematografico allo stile teatrale di Brecht”. Questo si ravisa innanzitutto nell’estrema fedeltà al testo brechtiano di cui la versione cinematografica rappresenta una quasi perfetta trasposizione. Ma questo cinema “teatrale” raggiunge il suo apice in alcune scene in particolare (come quella centrale della danza) e prende forma anche nei numerosi dettagli di stile e soluzioni tecniche: ne è un esempio l’uso del primo piano, tanto che Galileo sembra rivolgersi più agli spettatori in sala che agli altri personaggi in scena.
Essere molto fedele a Brecht fu una bella sfida per Losey che definì la sua un’opera “molto parlata”.

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