
Il movimento in acqua è un documentario scientifico sperimentale che, muovendosi fra testo e immagine, fra la Napoli moderna e quella del secolo scorso, porta sullo schermo una rivisitazione della cronofotografia del diciannovesimo secolo e un particolare ritratto di quello che ne è considerato lo scopritore: Etienne-Jules Marey (1830-1904), eclettico scienziato francese.
Napoli, 1890. Marey, esperto di biologia e fisiologia, scrive al collega Georges Demeny dalla sua residenza a Villa Maria, a Posillipo. Qui intrattiene rapporti di amicizia e collaborazione con amici e colleghi di varie nazionalità: fra questi Anton Dohrn, fondatore e direttore, all’epoca, della Stazione Zoologica di Napoli, oggi a lui intitolata. Ispirato dall’acquario pubblico voluto da Dohrn, Marey ne costruisce uno privato, a Villa Maria, che diventa il suo laboratorio. Qui potrà dare libero sfogo alla grandissima passione che ha verso lo studio del comportamento e del movimento dei pesci, in particolare dei cefalopodi. L’acquario è costruito in modo le vasche siano perfettamente illuminate dalla luce proveniente dall’esterno. Parte della parete è stata infatti sostituita da vetro: in questo modo l’acqua risulta quasi invisibile, e la silohuette dei pesci estremamente definita. Per riprodurne il movimento, Marey utilizza uno strumento, il cronofotografo, antenato delle macchine da presa attuali. Il risultato sono immagini che segnano i primordi sia del cinema sia della moderna fisiologia, quando scienza e precinema lavoravano in stretta collaborazione.
Il documentario è realizzato in collaborazione con la Stazione Zoologica di Napoli e il Zentrum fur Kunst und Medientechnologie di Karlsruhe.